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L’IMPORTANZA DI ESSERE…DONNA
L’IMPORTANZA DI ESSERE…DONNA

Gli occhi di Jamie, davanti al simulatore di guida, dicono tanto. E guardano verso uno scopo ben preciso. Guidare un camion, per poter provvedere a crescere la figlia di un anno. Un messaggio chiaro ed evidente, come lei stessa conferma Viktoria Hallikaar, di Spectrum News 1 Buffalo:

"Ho una figlia di un anno e, ora che sono madre, ho bisogno di uno stipendio da madre"

La risata a margine non tradisce la serietà della questione. Qui non si tratta di essere mossi da una passione di famiglia, dove ci si tramanda la volontà di guidare il camion da padre (o da madre) in figlio. Non si parla nemmeno di patenti prese, in passato, durante il servizio militare e da far fruttare nel presente. Qui si tratta di avere uno scopo chiaro, da perseguire attraverso un lavoro fatto sì di sacrificio ma che, almeno negli Stati Uniti, si sta sempre di più adeguando (se così vogliamo dire) al mondo femminile.

Sarà un caso ma, secondo l'U.S. Bureau of Labor Statistics, principale agenzia statistica americana nel campo economico (la nostra ISTAT, per intenderci), sono 1,6 milioni le donne statunitensi alla guida di un camion. Numeri altissimi, se se si paragonano a quelli attualmente presenti in Europa.

Perché?

LE CAUSE Partiamo dai principali motivi per cui, in Europa, le donne al volante di un camion (non che nel trasporto persone la situazione sia migliore) se ne trovano poche. L'immagine e lo stereotipo (sbagliato) di una professione ritenuta maschile, la mancanza di sicurezza nelle aree in cui si dovrebbe passare una sosta serena, le disparità salariali, che rendono difficile anche coniugare la vita lavorativa con quella famigliare. Molte coincidono con quelle che si vedono dall'altra parte dell'Oceano Atlantico, ma il problema è stato visto da un'altra prospettiva. C'è una carenza di autisti da contrastare e non si riescono sistemare in tempi brevi certe problematiche: si agisce su altri campi.

Uno fra tutti è quello degli stipendi. La stessa emittente di Buffalo ci riporta un altro esempio, quello di Rosemarie De Jesus, ex infermiera. Il motivo per cui ha abbandonato questo tipo di lavoro? Ce lo dice lei stessa:

I soldi sono stati il motivo principale. Insieme a questo, il tempo per la formazione

Lo stipendio percepito è, infatti, il doppio. Occorre poi fare un doveroso appunto sulla formazione. Se, in Italia, i tempi sono lunghi, negli USA i corsi variano da poche settimane ad un massimo di 6 mesi (a seconda di impiego part-time o full time). Conta anche il "come" vengono svolti.

La National Tractor Trailer School di Buffalo (New York) è qualificata proprio nel conseguimento delle patenti utili alla guida di un camion. Attenzione, si è specializzata SOLO in questa nicchia di mercato. Quanti in Italia lo fanno? Da qui anche ne esce una qualità migliore della formazione fatta non solo di teoria, ma anche di ore passate davanti al simulatore e alla guida reale di un camion.

Per chiudere il cerchio, non dobbiamo tralasciare nemmeno quanto, negli Stati Uniti, è stato fatto per far aumentare la percentuale di donne al volante di un camion: campagne di comunicazione mirate, spingendo su salari, salute, welfare e bonus. Tra il 47% della forza lavoro femminile del Paese, un piccolo passo è stato fatto.

E se cominciassimo anche noi fra il 49% di forza lavoro femminile presente in Italia?

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